FUORI GIRI: REVISIONE STRAORDINARIA
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La statale 148 bruciava sotto il sole implacabile di luglio, trasformando l'asfalto in una striscia d'aria tremolante e rovente.
Il motore della spider d’epoca di Zaverio emise un gemito metallico soffocato, seguito da una fiammata d'aria calda e rancida che odorava di benzina incombusta, olio bruciato e gomma surriscaldata.
Con un ultimo sobbalzo drammatico, la vettura si spense del tutto, lasciando solo il crepitIo del metallo bollente.
Zaverio imprecò a fior di labbra, tirando il freno a mano con un clac secco e risoluto.
Scese sulla banchina di sosta e l'impatto con il calore fu immediato: l'aria estiva profumava di pino arido, polvere, asfalto e idrocarburi.
Indossava un paio di pantaloncini di tela decisamente corti e aderenti, capaci di segnare ogni singola linea del suo bacino e delle cosce, unitamente a una canottiera di seta bianca resa quasi trasparente dalla sottile patina di sudore che gli scivolava lentamente lungo il petto.
Dopo una ventina di minuti di attesa infruttuosa, un rombo cupo e gutturale fece vibrare la terra sotto le suole delle sue scarpe.
Il carro attrezzi accostò con uno stridore secco di freni idraulici e un intenso odore di gasolio combusto.
Dalla cabina scese Giacinto che si presentò in modo cordiale.
L’uomo muoveva il corpo massiccio con la naturalezza pesante e sicura di chi è abituato a domare i metalli più duri.
La sua tuta da lavoro in cotone scuro era completamente sbottonata fin ben oltre l'ombelico, spalancata su un petto scultoreo e cosperso di una scia di peli lucidi di sudore.
Odorava in modo penetrante e mascolino: una miscela selvatica di grasso minerale, cuoio, tabacco ed erba tagliata dal sole.
Zaverio lo squadrò da capo a piedi senza il minimo contegno, lasciando posare con intenzione lo sguardo sul cavallo dei pantaloni del meccanico, dove la stoffa spessa e da lavoro appariva tesa da forme imponenti, rigide e inequivocabili.
"Spero proprio per te che tu sappia maneggiare i meccanismi delicati quando vanno in surriscaldamento" esclamò Zaverio, facendosi avanti e riducendo la distanza fino a percepire il calore quasi fisico irradiato dal corpo di Giacinto.
Giacinto si piantò a gambe divaricate davanti a lui.
Con un movimento fluido e padronale, gli fece scivolare una mano callosa, grande e calda dietro la schiena, attirandolo a sé fino a far combaciare quasi del tutto i loro petti.
"Io non solo li maneggio, Zaverio. Io trovo il punto esatto che scotta e ci vado dentro finché il circuito non si sfoga e la pressione non scende."
"Ah sì?" provocò Zaverio, sfiorando con l'indice il pettorale alito di Giacinto, sentendo la pelle ruvida e il battito lento e sordo del suo cuore, per poi scendere con calma verso la pesante fibbia di metallo della cintura. "Perché qui sotto sento una spinta pazzesca. La pressione è arrivata alle stelle e la valvola non vuole proprio cedere."
Giacinto emise un verso profondo in gola, un suono gutturale simile al minimo di un motore ad alta cilindrata.
Sganciò il cofano dell'auto con un colpo secco e vi si sporse all'interno.
La posizione piegata mise in forte tensione la tuta, evidenziando natiche sode, tornite e marmoree e provocò Zaverio.
Zaverio non ci pensò due volte: gli si incollò immediatamente da dietro.
Premette il proprio bacino contro il corpo del meccanico, avvertendo nettamente la rigidità di Giacinto che premeva con forza contro la stoffa dei pantaloni.
"Allora, mastro Giacinto... quanto è profondo questo blocco?" mormorò Zaverio, affondando leggermente i denti nel lobo dell'orecchio di Giacinto e respirando l'odore acre, caldo e viscerale del suo collo. Le sue mani scivolarono dentro la tuta per afferrargli i fianchi nudi e caldi.
Giacinto si voltò di scatto, incastrando Zaverio contro la carrozzeria bollente della spider.
La mano del meccanico, ruvida e sporca d'olio, scivolò dentro la canottiera di Zaverio, pizzicandogli un capezzolo eretto con una pressione decisa che gli strappò un gemito acuto ed estasiato.
"È un blocco totale" ansimò Giacinto, incollando la bocca a quella di Zaverio in un bacio bagnato, viscerale e profondo, fatto di lingua, sapore di sale, ruggine e tabacco.
"Qui serve una chiave pesante, spinta dentro fino in fondo senza pietà. Ti porto subito in officina: ti incastro sul banco e ti smonto pezzo per pezzo.”
Il portone metallico dell'officina si chiuse con un rimbombo sordo ed echeggiante, isolandoli completamente dal mondo esterno.
L'aria all'interno era fresca, spessa, saturata dall'odore pungente di olio sintetico, gomma vulcanizzata e detergenti chimici.
Giacinto si strappò la tuta di dosso con un gesto rapido.
Restò soltanto in un paio di boxer neri aderenti che faticavano a contenere la sua erezione imponente, venosa e chiaramente delineata.
Zaverio lasciò cadere a terra la canottiera e i pantaloncini, rimanendo completamente nudo.
La pelle d'oca gli coprì le cosce mentre il suo membro, già rigido e bagnato di liquido preseminale, pulsava a vuoto.
"Vieni qui" ordinò Giacinto con voce bassa, profonda, quasi un ruggito.
Afferrò un barattolo di lubrificante siliconico ad alta viscosità. Il liquido trasparente e denso produsse un suono viscido e bagnato quando ne versò una dose abbondante sul palmo.
Con la mano libera afferrò Zaverio per la nuca, spingendolo a ginocchi a terra sulle mattonelle fredde e lisce del garage.
"Prima di entrare nei meccanismi... ripuliamo per bene il condotto d'aspirazione" disse il meccanico.
Zaverio spalancò la bocca e avvolse la cappella enorme di Giacinto.
Il sapore era forte, di pelle calda, sudore e sale.
Con spinte cadenzate e voluttuose, Zaverio inghiottì l'asta centimetro dopo centimetro, fino a toccare il fondo della gola.
Giacinto gli tenne la testa ferma, affondando con colpi di bacino sordi, pesanti e ritmici.
Il suono della bava e del lubrificante che sciacquavano tra le labbra di Zaverio riempì l'officina, interrotto solo dai suoi colpi di tosse leggeri e dai sospiri pesanti di Giacinto.
"Cazzo... come aspiri bene" ringhiò il meccanico.
Lo sollevò di peso per le ascelle con facilità disarmante, adagiandolo di schiena sul cofano posteriore della spider.
Il metallo freddo della carrozzeria contrastava violentemente con la pelle bollente e madida di Zaverio.
Giacinto immerse le dita nel grasso denso.
Infilò un dito nell'anello stretto di Zaverio: il suono bagnato e nitido della penetrazione si unì al respiro sempre più corto di entrambi.
Ne aggiunse subito un secondo, poi un terzo, muovendole con una spinta decisa e costante, allargando i muscoli e cercando il punto esatto e reattivo della prostata.
"Ahhh! Giacinto... sì! Allargami tutto!" gridò Zaverio, inarcando la schiena.
I suoi talloni battevano contro i fari dell'auto con un clack-clack continuo, mentre le dita di Giacinto premessero forte contro la parete interna, strappandogli brividi elettrici che gli facevano tremare le cosce.
"Adesso ci mettiamo il pezzo da novanta" disse Giacinto con il fiato corto e lo sguardo infuocato.
Impugnò la propria asta rigida, posizionò la punta umida e calda contro l'ingresso aperto e pronto di Zaverio e, con una spinta secca, profonda e inesorabile, sprofondò dentro di lui fino alla radice dei peli pubici.
L'officina diventò la cassa di risonanza di un vero e proprio concerto di rumori carnali: lo schiaffo continuo e violento della pelle contro la pelle, lo sciacquio viscido del lubrificante e il cigolio ritmico delle sospensioni della macchina sotto il peso combinato dei loro corpi.
Giacinto lo stantuffava con una precisione brutale.
Ogni colpo andava a fondo, centrando il punto più sensibile con la forza devastante di un pistone idraulico.
Zaverio non riusciva a trattenersi: le sue grida echeggiavano tra le pareti di lamiera, mentre gocce di liquido preseminale schizzavano dal suo pene involontariamente, macchiandogli l'addome ad ogni affondata.
"Ti piace la spinta di questo motore, eh?" ruggì Giacinto.
Afferrò le cosce di Zaverio, spalancandole del tutto per affondare ancora più a fondo nell'anello bollente.
"Senti come entra? Senti come ti riempie fino in fondo?"
"Sì! Dio, sì! Mi stai spaccando! Spingi più forte, Giacinto, fammi andare completamente fuori giri!" supplicava Zaverio, contorcendosi sul cofano, mentre i suoi muscoli interni stringevano l'asta del meccanico come una morsa incandescente.
Giacinto lo afferrò saldamente per i fianchi, lo girò a pancia in giù e lo piegò a novanta gradi sopra il banco di lavoro in legno, tra chiavi inglesi, bulloni e stracci sporchi d'olio.
Lo riprese da dietro con una frenesia cieca e travolgente, stampandogli sul sedere manate sonore che lasciavano impronte rosse sulla pelle chiara.
Il rumore diventò sordo, rapido, devastante.
L'odore del sudore mischiato al grasso e al lubrificante saturava completamente l'aria.
"Sto per scaricare tutto il fluido dentro di te!" avvertì Giacinto, con i muscoli del collo tesi all'estremo e gli occhi sbarrati dal piacere.
"Stringi, Zaverio, stringi quel buco!"
Senza che nessuno lo toccasse, sopraffatto dai colpi interni e dalla stimolazione continua e violenta della prostata, Zaverio venne a getti caldi e densi, bagnando il legno del banco di lavoro e urlando a squarciagola.
Vedere e sentire Zaverio contorcersi nella propria eiaculazione fu la scossa finale: Giacinto affondò fino all'ultimo millimetro, si bloccò dentro di lui con un ruggito felino ed eruttò una scarica interminabile e bollente di sperma, riempiendolo completamente in profondità.
Rimasero immobili per lunghi minuti, incastrati l'uno nell'altro.
Il torace imponente di Giacinto si alzava e si abbassava pesantemente contro la schiena di Zaverio. Il rumore dei loro respiri affannati era l'unico suono rimasto nell'officina.
Quando Giacinto si sfilò lentamente, un suono viscido segnò la separazione, e un rivolo caldo di seme e lubrificante iniziò a colare lentamente lungo le cosce di Zaverio.
Zaverio lasciò andare un lungo sospiro appagato, lasciandosi scivolare a terra con le gambe che tremavano visibilmente.
"Allora..." mormorò Zaverio con un sorriso sfatto dal piacere e gli occhi ancora lucidi, "il livello dell'olio ti sembra a posto adesso?"
Giacinto si passò il dorso della mano sulla bocca, poi gli diede una carezza ruvida sulla guancia. "Per oggi sì, ma il tuo condotto ha preso una piega bellissima... ti conviene tornare domani per un altro ciclo di spurgo."
Vacca 24
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